Kenneth Foster jr.
Il caso

Il caso di Kenneth


Kenneth Eugene Foster jr., afro-americano nato ad Austin nel Texas 33 anni fa, ricevette una sentenza di morte per un fatto di sangue che avvenne la notte tra il 14 e il 15 agosto del 1996 a San Antonio: Michael LaHood, bianco, figlio di un noto avvocato, venne ucciso con una pistola dopo una breve colluttazione.

Autore reo confesso dell'omicidio fu Mauriceo Brown ("giustiziato nel 2006) che era sceso dall'auto guidata da Kenneth Foster, approcciando LaHood e la sua fidanzata ad oltre 25 metri di distanza dall'auto.

Foster era rimasto in auto con altri due compagni, Julius Steen e Dwayne Dillard.

Nel processo capitale celebrato contro Brown e Foster nel 1997, gli imputati non poterono giovarsi di una difesa legale degna di questo nome. L'accusa ottenne due sentenze di morte - quasi ad indicare che la vita dello sventurato LaHood valeva almeno due vite di delinquenti di strada. Per conseguire la condanna a morte di Kenneth Foster l'accusa dovette chiedere esplicitamente l'applicazione di una discussa legge del Texas chiamata 'law of parties” (legge delle bande), una legge che solo in pochissimi stati degli USA è formulata in modo simile a quello del Texas.

La 'law of parties', che fu approvata in Texas nel 1974, stabilisce che un individuo è ugualmente responsabile del crimine commesso da un'altra persona se 'agendo con l'intento di promuovere o aiutare l'effettuazione del crimine, egli sollecita, incoraggia, dirige, aiuta o cerca di aiutare l'altra persona a commettere il crimine. E inoltre che: “Se in un tentativo di effettuare un reato di gruppo [per es. una rapina, un rapimento] viene commesso un altro crimine da uno dei partecipanti [per es. un omicidio], tutti i partecipanti sono colpevoli del crimine effettivamente commesso anche se non avevano l'intenzione di commetterlo, se il crimine fu commesso nello sviluppo del proposito illegale ed era un prevedibile risultato dell'effettuazione del reato di gruppo”.

Questa legge è di per sé ingiusta per diversi motivi. Intanto viola il principio della proporzionalità della pena alla colpevolezza, allineando tutti i partecipanti - con diversi ruoli e diverse intenzioni - ad un attività delinquenziale, al massimo della responsabilità e della pena. Poi viola il principio - affermato dai trattati internazionali, dalla stessa giurisprudenza americana e dal sentire comune - che la pena di morte debba essere riservata esclusivamente al ”peggiore tra i peggiori” (worst of the worsts). Infine si basa su un requisito vago e difficilmente accertabile per via giudiziaria: che l'ulteriore crimine commesso nel corso di un reato di gruppo sia un prevedibile sviluppo del reato collettivo.

Oltre all'ingiustizia intrinseca dalla 'law of parties', l'applicazione di tale legge nel caso di Kenneth Foster è ingiusta almeno per due motivi specifici. Innanzitutto la consapevolezza di Foster su quello che stava facendo Brown fu “dimostrata” alla giuria tramite testimonianze contraddittorie di delinquenti coimputati, testimonianze derivanti dalle pressioni dell'accusa, che furono poi tutte ritrattate. Poi, in ogni caso, non era necessariamente prevedibile l'esito letale dell'alterco scoppiato tra Brown e LaHood.

Il fatto che i compagni di Foster avessero già compiuto due rapine quella sera, prima dell'uccisione di Michael LaHood, non può infatti costituire di per sé la prova certa che l'alterco con LaHood fosse avvenuto nel corso di una tentata rapina e - men che meno - che Foster fosse d'accordo con l'esecuzione di tale rapina. Secondo Steen e Dillard, Kenneth Foster pregò ripetutamente loro e Brown, mentre erano in auto prima di incontrare Michael LaHood, di ritornare a casa. Egli inoltre, quando Brown discese dall'auto per avvicinarsi alle macchine di LaHood e della sua fidanzata, cercò di allontanarsi dopo aver sentito sparare, ma Steen e Dillard lo fermarono e gli imposero di aspettare Brown. (Poco dopo l'auto con i quatto fu fermata dalla polizia mentre Kenneth guidava in stato confusionale).

Il 3 marzo 2005 il giudice federale distrettuale Royal Furgeson annullò la sentenza di morte che fu imposta nel 1997 a Kenneth Foster. Nella sua sentenza di 95 pagine, Furgeson respinse l'appello di Kenneth Foster per quanto riguarda l'innocenza ma annullò la sua condanna a morte perché “non fu provato alla giuria che Foster uccise effettivamente LaHood o che Foster intendesse uccidere LaHood o qualche altra persona”.
Royal Furgeson - basandosi sulla giurisprudenza della Corte Suprema federale - contestò che non sono state portate alla giuria prove che Kenneth Foster “intenzionalmente incoraggiò, diresse, agevolò o cercò di assecondare l'uccisione di LaHood da parte di Brown".

L'accusa si rivolse alla Corte federale d'Appello del Quinto Circuito per ottenere l'annullamento della sentenza del giudice Furgeson. Purtroppo l'appello dell'accusa fu accolto e di conseguenza fu fissata la data di esecuzione della sentenza di morte per il 30 agosto 2007.

Le residue speranze di Kenneth Foster e dei suoi sostenitori furono riposte essenzialmente in due eventualità.

La prima, una decisione favorevole di una corte appellata in extremis dell'avvocato difensore Keith Hampton.

La seconda eventualità positiva era che il governatore del Texas Rick Perry, su proposta della Commissione per le Grazie (Board of Pardons and Paroles), commutasse la sentenza di morte nella carcerazione a vita.

Il record negativo dell'attuale governatore Perry che ha lasciato procedere ben 159 esecuzioni senza intervenire - battendo addirittura il famoso record delle 152 esecuzioni avvenute sotto il precedente governatorato di George W. Bush - rese impensabile che Kenneth potesse sfuggire alla morte per una grazia governatoriale, a meno che le pressioni nei riguardi di Rick Perry non raggiungessero un'intensità eccezionale, un'intensità tale da creare per lui un problema politico.

Tutta la mobilitazione messa in atto in favore di Kenneth Foster dai suoi sostenitori mirò proprio al convincimento del Governatore Perry e della Commissione per le Grazie per indurli a commutare la sentenza.
Un fatto molto positivo fu costituito dalle uscite sui giornali del Texas di molti articoli contro la sentenza di morte inflitta a Kenneth Foster.

Kenneth Foster, che al momento del crimine compiuto da Mauriceo Brown aveva solo 19 anni, stava emergendo da un'infanzia e da una adolescenza difficilissime. Avendo perso presto sua madre, prostituta e consunta dall'AIDS, non si era potuto giovare di una valida figura di riferimento maschile, con il padre sempre in entrata e in uscita dal carcere.

Nel braccio della morte Kenneth Foster si è saputo decisamente riscattare sia da un punto di vista culturale che sul piano etico. Ha assunto attivamente, con gravi sacrifici personali, un ruolo di riferimento.
Ha preso coscienza della propria condizione socio-politica, si è battuto per migliorare le terribili condizioni di detenzione nel braccio della morte, per aiutare i compagni di sventura e per sostenere il movimento abolizionista della pena di morte. Kenneth ha vissuto inoltre tutti i giorni da quella notte tra il 14 e il 15 agosto 1996 nel rimorso per ciò che è avvenuto, nonostante non abbia commesso alcun omicidio.